VIGNAIOLI BIO

ARTIGIANI DEL VINO

Cosa significa viticoltura biologica

Tutti parlano di Biologico come se fosse un nuovo modo di coltivare il vigneto, in realtà non è così, l’agricoltura dei nostri nonni, almeno fino all’avvento dell’industria agrochimica, era biologica e direi anche biodinamica. Da sempre l’agricoltura ha seguito le fasi lunari e da sempre rame, zolfo, calce viva e macerati di erbe sono state le armi contro patogeni e parassiti. Pensate che l‘efficacia del rame contro i funghi ebbe rilievo con gli studi del botanico Benedict Prevost nel 1807, il quale osservò che le spore del carbone dei cereali non potevano germinare se poste in acqua bollita in recipienti di rame. Ma il merito dell’utilizzo del rame in viticoltura va ad un vignaiolo francese della zona di Bordeaux. Infatti il botanico Millardet nel 1885 osservò che le viti sulle quali, questo vignaiolo, aveva imbrattato con una soluzione di calce preparata in recipienti di rame, per dissuadere i passanti a mangiare l’uva, restavano immuni dalla peronospora e le viti erano anzi agevolate nella vegetazione. L’osservazione di Millardet, avvenuta in un momento in cui la peronospora della vite comprometteva pesantemente i vigneti francesi, portò alla nascita della poltiglia bordolese, un composto complesso derivante dalla reazione del solfato di rame con idrato di calcio che deve il nome alla provincia di Bordeaux, dove fu compiuta la scoperta.

Il rame è un metallo pesante che agisce per contatto e che tende ad accumularsi nel terreno , il suo quantitativo annuo, utilizzabile in agricoltura biologica, è di 4 kg per ettaro. Per questo motivo è necessario gestire bene i trattamenti e farli solo quando è necessario. In azienda, oltre alla nostra esperienza utilizziamo una centralina metereologica installata dal Centro Agrometeorologico della Regione Campania  insieme con il Dipartimento di Agraria di Portici della Università degli Studi di Napoli Federico II, che ci permette di monitorare costantemente le condizioni climatiche e intervenire solo se necessario. Inoltre utilizziamo prodotti naturali come gli oli essenziali di arancio dolce, propoli e macerati di erbe.

Lavorare in BIO significa entrare in sintonia con l’ambiente circostante, non si tratta solo di coltivare ma anche di rispettare e proteggere. Bisogna proteggere gli insetti utili. E come si fa? Noi abbiamo ridotto al necessario le lavorazioni del terreno, infatti, una lavorazione continua del terreno distrugge l’habitat naturale delle molteplici specie di insetti, come il nostro amico lombrico. Preserviamo l’area boschiva ,che circonda i nostri vigneti e che costituisce, in inverno, un rifugio per molte specie come la coccinella , simbolo per eccellenza di una sana agricoltura  e la cui presenza è un sicuro indicatore di salubrità.

 

 

 

Cosa significa vino biologico ARTIGIANALE

Non basta solo coltivare in agricoltura biologica, anche in cantina ci sono delle regole da seguire, infatti alcuni dei prodotti utilizzati nell’industria del vino convenzionale in regime biologico non si possono usare. Sicuramente questo garantisce una salubrità maggiore, garantita anche dalle analisi di controllo da parte dell’ente di certificazione. Tutto questo è indispensabile ma quello che fa diventare un vino, o qualsiasi altro prodotto, artigianale, è l’artigiano, sostantivo maschile – definizione – colui che esercita un’attività lavorativa a livello famigliare o con un apporto limitato di operai, per la produzione di beni non di serie, artistici o no. L’artigiano del vino o meglio definito vignaiolo è colui che lavora personalmente la terra e trasforma personalmente le uve. Nel vino bio artigianale, si ritrova il territorio, la tradizione, il carattere e la visione del produttore. 

 

facciamo vino artigianale

Lavoriamo in cantina come si faceva un tempo, ci limitiamo a fare quello che faceva nostro nonno con un pizzico di attenzione in più e qualche macchinario meno faticoso da utilizzare. Il processo produttivo si può riassumere in Pigiatura, Pressatura, Fermentazione, Decantazione naturale, Travasi e Imbottigliamento. Durante tutti i processi non facciamo nessuna aggiunta di prodotti enologici.

I vini sono prodotti con fermentazione spontanea dove entrano in gioco diverse famiglie di lieviti indigeni, presenti sulla buccia dell’uva, e quindi diverse possibilità di profumi e sapori. In passato si raccoglieva tutto si pigiava e si aspettava la fermentazione di tutta la massa, oggi per avere una maggiore qualità e soprattutto per mantenere bassa l’acidità volatile, che s’innalza proprio nella fase iniziale della fermentazione, raccogliamo una piccola quantità di uva una settimana prima della vendemmia, la mettiamo a fermentare in un tinello e solo quando la fermentazione ha raggiunto un buon ritmo ci affrettiamo a vendemmiare e a unire il tinello in fermentazione con il mosto fresco appena pigiato. 

Dopo la fermentazione avviene il primo travaso togliamo le fecce e lasciamo che il vino nuovo riposi e decanti naturalmente e infine dopo circa un anno e un paio di travasi il vino e pronto per andare in bottiglia. Nella fase d’imbottigliamento vengono aggiunte piccole dosi di solforosa, in media siamo intorno ai 50 mg litro per i bianchi e 30 mg litro per i rossi. 

Lasciamo che il vino sia espressione del territorio e dell’annata , fare vino artigianale significa staccarsi da mode o richieste di mercato.